Saga Ástu
Hvert fer maður ef það er engin leið út úr heiminum?Öll fæðumst við nafnlaus en erum mjög fljótlega nefnd svo það verði ögn erfiðara fyrir dauðann að sækja okkur.Foreldrar Ástu völdu nafnið meðan hún var enn í móðurkviði. Nú liggur Sigvaldi faðir hennar á steyptri stétt – af hverju liggur hann þar? – og saga fjölskyldunnar rennur um huga hans.Þetta er saga Ástu, saga um ást í ólíkum myndum, íslenska sveit, skáldskap og menntunarþrá.

Saga Ástu Details

TitleSaga Ástu
Author
LanguageIcelandic
ReleaseOct 1st, 2017
PublisherBenedikt
ISBN-139789935488121
Rating
GenreFiction, Historical, Historical Fiction

Saga Ástu Review

  • Vaniglia Harris
    January 1, 1970
    "Se esiste l'eternità, speriamo che sia un granaio pieno di fieno odoroso"“I genitori di Ásta, Helga e Sigvaldi, hanno scelto questo nome prima che nascesse, convinti che sarebbe stata una femmina, l’hanno tratto da Gente indipendente, un romanzo di Halldór Laxness uscito negli anni 1934-1935. […] Eppure si è tentati di chiedersi se non sia stato… di cattivo auspicio… darle il nome di un personaggio a cui certo è facile affezionarsi, ma che vive e morirà, all’ombra di suo padre, dove non cresce "Se esiste l'eternità, speriamo che sia un granaio pieno di fieno odoroso"“I genitori di Ásta, Helga e Sigvaldi, hanno scelto questo nome prima che nascesse, convinti che sarebbe stata una femmina, l’hanno tratto da Gente indipendente, un romanzo di Halldór Laxness uscito negli anni 1934-1935. […] Eppure si è tentati di chiedersi se non sia stato… di cattivo auspicio… darle il nome di un personaggio a cui certo è facile affezionarsi, ma che vive e morirà, all’ombra di suo padre, dove non cresce altro che testardaggine, e la sfortuna e la crudeltà che si generano dall’essere incapaci di mettersi nei panni degli altri. Ti battezzo Ásta perché un’altra Ásta è morta in una brughiera fredda, tossendo sangue, sull’altare di suo padre.”Fin dalle prime righe Stefánnson ci avvisa che il suo romanzo sarà greve di guai e tristezze e che la sua protagonista, Ásta, non avrà vita facile. E ci indica, pure, dove principalmente si annideranno problemi e difficoltà, poiché ci informa che Helga, inizialmente dubbiosa, si convince della bellezza del nome quando realizza che, privato della a finale, ást significa «amore». Altri avvisi sparge l’Autore nelle sue prime righe: che attraverserà tempi e luoghi per una durata di più di mezzo secolo, che parlerà ai suoi lettori di morte e di scelte, che aprirà domande a cui non ci sono risposte, che farà grandi digressioni rispetto alla storia principale, perché “com’è possibile raccontare la storia di una persona senza toccare anche le vite che la circondano, l’atmosfera che sostiene il cielo – e soprattutto, è legittimo farlo?”Ecco allora che attorno alla vita di Ásta costruisce ghirigori tortuosi che attraversano tante altre vite fino a formare una saga: tanti piccoli quadri che compongono un intreccio aggrovigliato che - i lettori di Stefánnson ci sono ormai abituati - è arduo dipanare! Ne origina una trama frammentata e sconnessa, difficile da riassumere anche a grandi linee. Helga è molto giovane quando Ásta nasce, ha solo diciannove anni, ma lei e Sigvaldi, dieci anni più grande, hanno già una figlia. I ricordi riaffiorano a ritroso quando Sigvaldi, sessantenne, cade battendo la testa su un marciapiede: è la storia di ciò che succede quando Helga abbandona Sigvaldi e le due bambine per andare a conoscere il mondo, e poi lasciarsi andare ad una vita di smoderatezze, sesso, alcool. È la storia dei molti spostamenti di Ásta, che cresce con un’anziana balia affettuosa (ed anche le sue vicende ci vengono narrate, sconnesse da amnesie e ricordi spezzati), che a sedici anni passerà alcuni mesi in un luogo dei Fiordi Occidentali e vi incontrerà Jósef, destinato ad essere l’ást presagito dal suo nome.Stefánnson zooma e poi si riallontana dai suoi protagonisti lentamente, scolpendoli piano con le parole. Anche lo scrittore si è un po’ perso nella folla dei suoi avvenimenti e personaggi e – con il vezzo elegante di mettere anche se stesso nella sua trama - ci rende edotti delle sue incertezze, dei suoi dubbi sulla chiusura delle molte storie intrecciate che ha messo in piedi. “Ero seduto alla scrivania, stavo osservando distratto il blu glaciale dell’oceano e ragionavo tra me su come poter aiutare Ásta […] E Sigvaldi? Quanto tempo può starsene lì disteso sul marciapiede…?”.“Ciascun essere umano è uno strumento a sei corde”, scrive l’Autore. E lui è in grado di toccarle tutte, malinconia, passione, curiosità… Con una colonna sonora e letteraria di tutto rispetto, fatta di jazz e di folk, di versi e di letteratura islandese, ad ogni riga Stefánnson lascia al suo lettore il regalo di un testo poetico, elegante e raffinatissimo.
    more
  • Xenja
    January 1, 1970
    Difficile per me dare un giudizio a questo romanzo che è scritto molto bene, ma che racconta una vicenda a me non congeniale. La storia di Asta è un dramma. Stefansson la ricostruisce per noi in modo disordinato, affidandone il racconto a diverse voci narranti, di tempi diversi, e a lettere scritte in epoche diverse, creando così un ritratto cubista: Asta studentessa universitaria a Vienna, Asta bambina abbandonata e separata dalla sorella, Asta che aspetta un figlio, Asta cinquantenne ma ancora Difficile per me dare un giudizio a questo romanzo che è scritto molto bene, ma che racconta una vicenda a me non congeniale. La storia di Asta è un dramma. Stefansson la ricostruisce per noi in modo disordinato, affidandone il racconto a diverse voci narranti, di tempi diversi, e a lettere scritte in epoche diverse, creando così un ritratto cubista: Asta studentessa universitaria a Vienna, Asta bambina abbandonata e separata dalla sorella, Asta che aspetta un figlio, Asta cinquantenne ma ancora appassionata, Asta adolescente timida e intensa, Asta adulta intenta a rifarsi una vita. La tecnica è bella e avvincente, pur con qualche punto poco chiaro (chi è lo scrittore che vive accanto al faro e chi è sua figlia? Io non l'ho capito!), ma la vicenda di Asta è talmente drammatica da rasentare l'assurdo, e per i miei gusti eccessivamente sentimentale. Spesso il dramma si trasforma in melodramma, perché tutto è esagerato: l'amore prima di tutto, che travolge le vite spazzando via ogni ragione, e non viene mai dimenticato; la felice esuberanza della giovinezza, che porta a eccessi pericolosi; l'insofferenza della casalinga che improvvisamente esplode; il tormento della moglie adultera che vive una passione proibita e il marito che, scoprendolo, vuole spararsi; e ancora la figlia che muore dimenticata e sola a Parigi, il sesso che è sempre, per ogni coppia, estremo, selvaggio; il trauma del padre abbandonato, così sconvolto da dimenticare di avere due bimbe; l'odio furioso del fidanzato abbandonato, che rifiuta di interessarsi della figlia che nascerà: tutto è lontano dalla realtà, tutto è sopra le righe, tutto è... troppo.
    more
  • Claudia Minerva
    January 1, 1970
    "Qual è la miglior musica per morire?"Non sono brava a scrivere, sono brava a piangere...Dopo aver letto "Luce d'estate" mi è rimasta l'impressione che alla prosa di Stefánsson (o quantomeno al libro letto allora) mancasse un finale, una conclusione, una speranza. Con "Storia di Ásta" mi ha conquistata in modo definitivo; con il suo linguaggio universale, con la sua lingua della melanconia e della felicità momentanea, dove il tempo non ha più un significato e il tutto si fonde insieme. Siamo gro "Qual è la miglior musica per morire?"Non sono brava a scrivere, sono brava a piangere...Dopo aver letto "Luce d'estate" mi è rimasta l'impressione che alla prosa di Stefánsson (o quantomeno al libro letto allora) mancasse un finale, una conclusione, una speranza. Con "Storia di Ásta" mi ha conquistata in modo definitivo; con il suo linguaggio universale, con la sua lingua della melanconia e della felicità momentanea, dove il tempo non ha più un significato e il tutto si fonde insieme. Siamo grovigli di eventi, sentimenti, emozioni, incontri, sofferenze e preoccupazioni. Amore e vita, indifferenza e morte. Perché l'esistenza non è né semplice né lineare e il "ora" in cui io sto digitando queste lettere è nel vostro futuro, ma il vostro "ora" è nel mio passato. Infine, questo per me non è un romanzo di cui parlare o scrivere, lo si può sentire o consigliare. E la playlist che accompagna alcuni brani non fa che accentuare la lentezza del ritmo e l'immortalità della bellezza. Dopotutto, "scrivere è lottare contro la morte".
    more
  • flaminia
    January 1, 1970
    bello, ma è tutto talmente troppo che ti aspetti che da un momento all'altro i personaggi smettano di fare quello che stanno facendo e si aggrappino alle tende, come le dive del muto.e sinceramente tutta 'sta polifonia e 'sto spezzare la linearità narrativa mi hanno rotterca'.
    more
  • Charlotte L.
    January 1, 1970
    Astà est un très beau roman typique de ces récits de vie islandais, où les personnages oscillent entre soumission à la dureté du quotidien et besoin sauvage de liberté, sur fond de paysages bruts et de saisons féroces.La construction du récit aide beaucoup à s'immerger dans la vie d'Astà et de ses parents. On fait des allers-retours entre sa naissance et ses soixante ans, les faits marquants de sa vie nous étant révélés petit à petit. J'ai également beaucoup aimé l'intrusion de l'auteur lui-même Astà est un très beau roman typique de ces récits de vie islandais, où les personnages oscillent entre soumission à la dureté du quotidien et besoin sauvage de liberté, sur fond de paysages bruts et de saisons féroces.La construction du récit aide beaucoup à s'immerger dans la vie d'Astà et de ses parents. On fait des allers-retours entre sa naissance et ses soixante ans, les faits marquants de sa vie nous étant révélés petit à petit. J'ai également beaucoup aimé l'intrusion de l'auteur lui-même qui vient nous parler de sa retraite dans une campagne islandaise pour écrire sur Astà. C'est un roman à plusieurs voix qui donnent beaucoup de force à celle de la jeune fille.Ce que j'ai le plus aimé, c'est la plume de Stefansson, splendide et poétique, parfois contemplative face aux épreuves de la vie et à la dureté du quotidien en Islande. Il s'en dégage à la fois une incroyable mélancolie et une superbe envie de vivre. Ce roman est à la fois cri et silence, et il laisse le lecteur avec autant de questions que de réponses sur le sens de la vie.
    more
  • dolce.cantarelli
    January 1, 1970
    Prosa stupefacente, la storia di Asta ti avvolge con una commistione di crudezza, dolcezza,poesia, malinconia e lucidità . Talvolta vengono buttati lì dei pensieri che sono come pugni nello stomaco perché emotivamente ti entrano nel cuore. Ho riconosciuto fra le pagine di questo capolavoro la terra islandese che tanto ho amato di cui peraltro vengono delineate la durezza e le caratteristiche della vita dei popoli nordici con tematiche sociali e reali importanti. Un libro pazzesco.
    more
  • Lea Saurusrex
    January 1, 1970
    Quel joli OLNI (objet livresque non identifié). D'abord déroutée par la manière de raconter de l'auteur qui se perd et nous perd entre différents narrateurs, puis intriguée par la construction étrange des chapitres, j'ai enfin été charmée par la plume et l'histoire.Une histoire banale mais extraordinaire qui raconte la vie, les vies, qui met en évidence l'amour, la folie, la perte, les pertes, les non-dit, les secrets, les bouleversements, et puis la violence. Le tout raconté dans une langue si Quel joli OLNI (objet livresque non identifié). D'abord déroutée par la manière de raconter de l'auteur qui se perd et nous perd entre différents narrateurs, puis intriguée par la construction étrange des chapitres, j'ai enfin été charmée par la plume et l'histoire.Une histoire banale mais extraordinaire qui raconte la vie, les vies, qui met en évidence l'amour, la folie, la perte, les pertes, les non-dit, les secrets, les bouleversements, et puis la violence. Le tout raconté dans une langue si belle qu'il y a des phrases qu'on aimerait encadrer, avec une sensibilité à fleur de peau et de l'humour, malgré tout. Une jolie découverte, une jolie lecture.
    more
  • Eline Meek Allern
    January 1, 1970
    En voldsom leseopplevelse
  • Lena
    January 1, 1970
    "Nummer fyra i min tema-femma "Alla dessa kvinnor/flickor"
  • migheleggecose
    January 1, 1970
    Stefansson è un autore unico, si vede che è nato come poeta e che si è dedicato alla prosa solo successivamente: tutti i suoi romanzi, merito anche delle eccezionali traduzioni di Silvia Cosimini, sono infatti caratterizzati da un forte lirismo e da una forte musicalità e da immagini e metafore mai banali anche nella loro semplicità. Poco importa se descrive un bacio fra due adolescenti, un tramonto sul mare o la storia d’Islanda, Stefansson tocca sempre le corde giuste del lettore e ne stimola Stefansson è un autore unico, si vede che è nato come poeta e che si è dedicato alla prosa solo successivamente: tutti i suoi romanzi, merito anche delle eccezionali traduzioni di Silvia Cosimini, sono infatti caratterizzati da un forte lirismo e da una forte musicalità e da immagini e metafore mai banali anche nella loro semplicità. Poco importa se descrive un bacio fra due adolescenti, un tramonto sul mare o la storia d’Islanda, Stefansson tocca sempre le corde giuste del lettore e ne stimola continuamente l’emotività. E Storia di Asta non fa certo eccezione.Il romanzo si apre con un interrogativo: “Ma com’è possibile raccontare la storia di una persona senza toccare anche le vite che la circondano, l’atmosfera che sostiene il cielo – e soprattutto, è giusto farlo?” Oltre a essere, in generale, la chiave di lettura di tutto il romanzo, questo spiega anche come mai il libro non sia, come suggerirebbe invece il titolo, la sola storia di Asta, ma anche quella dell’intera famiglia e delle persone che hanno avuto un ruolo importante in un momento chiave della sua vita. Ogni scelta, ogni errore, ogni slancio di gioia sfrenata di tutti i personaggi ha giocato un ruolo determinante nella vita della protagonista.Possiamo dire che per Stefansson la storia di una persona si confonde necessariamente con quella degli altri, che non c’è un confine netto che ci permetta di dire qui comincia la mia vita, qui la tua. Per cui troviamo capitoli dedicati ai genitori, ai vari momenti della sua vita, lettere sia mandate che ricevute e alcuni capitoli ancora in cui il protagonista è invece il narratore, che per finire il romanzo si ritira in una casa di campagna vicina a dove risiede la stessa Asta in tarda età.Ed ecco così che quello che a un primo sguardo doveva essere un romanzo lineare (secondo un riassuntivo schema per cui si nasce, si vive, si muore), in realtà è invece una costruzione labirintica di incastri in cui diverse linee temporali si intrecciano e si alternano fra loro, a volte per semplice associazione di idee del suo narratore, fino a ricomporre solo in fondo il quadro completo di come siano andate le cose, ad Asta e a tutti gli altri.Pur non avendolo trovato ai livelli degli altri suoi romanzi, Storia di Asta mi è piaciuto molto. La trama non è forse così significativa, ma la penna di Stefansson basta da sola ad accendere quella luce sufficiente a rendere anche un romanzo non perfettamente riuscito un’esperienza illuminante. Le sue divagazioni, le sue metafore, la sua sensibilità danno anche a storie già sentite un’umanità difficilmente riscontrabile altrove. Stefansson fa epica la vita quotidiana e riveste di dignità gli umili, i fragili e tutto lo spettro delle decisioni dell’essere umano, anche nei suoi momenti più bassi.Blog: https://www.migheleggecose.it/2019/01...
    more
  • Thora Karitas
    January 1, 1970
    Snilldarverk
  • Luca Speciotti
    January 1, 1970
    Ho già letto quattro romanzi di Stefansson e fatico a dargli meno di quattro stelle, per via della sua prosa lirica che amo, anche se qui, ancora più che nei precedenti, tende a essere fine a se stessa. Insomma non c'è una vera e propria storia, anche se ovviamente ciò è voluto, perché la forza di questo autore non risiede nelle storie, ma nei sentimenti e nelle emozioni che riesce a rappresentare e a sollevare. Qui la storia diventa un pretesto, anzi, alla fin fine non esiste e tutto ruota in u Ho già letto quattro romanzi di Stefansson e fatico a dargli meno di quattro stelle, per via della sua prosa lirica che amo, anche se qui, ancora più che nei precedenti, tende a essere fine a se stessa. Insomma non c'è una vera e propria storia, anche se ovviamente ciò è voluto, perché la forza di questo autore non risiede nelle storie, ma nei sentimenti e nelle emozioni che riesce a rappresentare e a sollevare. Qui la storia diventa un pretesto, anzi, alla fin fine non esiste e tutto ruota in un susseguirsi di flasback, di eventi per lo più dolorosi, e di errori che si tramandano e si ripetono di generazione in generazione. Le colpe dei padri ricadono sui figli, potrebbe essere il secondo titolo del romanzo. Se da un punto di vista lirico - esistenziale Stefansson è una certezza, su altri aspetti non sempre mi ha convinto. A parte il discorso della trama, a volte sembra esagerare, sembra quasi "gigioneggiare", finendo col pavoneggiarsi quando parla dello scrittore che andrebbe a vivere nel faro restaurato. Tra tutti i suoi romanzi, il primo che ho letto (che è il secondo di una trilogia), e cioè "La tristezza degli angeli", è quello che mi è piaciuto di più. Sicuramente l'ho apprezzato anche in virtù del fattore novità. Quando un autore ti conquista fin da subito, con il tempo tendi a farci il callo e rischi di apprezzarlo meno. Però in quel romanzo c'era un filo conduttore e questo suo continuo e immancabile effluvio di sentimenti e sensazioni, per questa ragione, mi sembrava più sobrio. E' un autore però che non mi stancherò mai di leggere e quindi confido di non perdermi le sue prossime uscite. Speriamo ci siano.
    more
  • Eℓℓis ♥
    January 1, 1970
    “Storia di Ásta” può essere definita una biografia corale a cavallo tra diverse epoche. Lo scrittore ci permette di sviscerare a fondo le esperienze e i sentimenti di questa ragazza prima e donna poi, in un tour de force in giro per l’Europa. Per rappresentarne appieno il trascorso è necessario delinearne anche i contorni, servendosi delle altre vite che è andata a toccare. Ed è così che le pagine si affollano di un ampio ventaglio di personaggi, uno diverso dall’altro, ma tutti accomunati da un “Storia di Ásta” può essere definita una biografia corale a cavallo tra diverse epoche. Lo scrittore ci permette di sviscerare a fondo le esperienze e i sentimenti di questa ragazza prima e donna poi, in un tour de force in giro per l’Europa. Per rappresentarne appieno il trascorso è necessario delinearne anche i contorni, servendosi delle altre vite che è andata a toccare. Ed è così che le pagine si affollano di un ampio ventaglio di personaggi, uno diverso dall’altro, ma tutti accomunati da un forte attaccamento alla vita.Seppur il nome possa sembrare di buon auspicio – ást, privato della “a” finale, si traduce «amore» - la vita della nostra protagonista sarà costellata da diversi avvenimenti drammatici, principalmente di carattere familiare. Una vera bellezza islandese, apparentemente glaciale, mossa da una misurata compostezza che cela un cuore tracimante passionalità e insicurezze. Ci sono episodi e ricordi che ho nascosto sotto il silenzio senza mai aprirmi completamente con te. […] Ma credo di aver taciuto nella speranza assurda che il silenzio potesse fare da sterilizzante per tutte le cose che desideravo dimenticare. La qualità migliore di Stefànsson è quella di trasformare con spontaneità la prosa in poesia. Conoscevo già il suo stile dal lirismo evocativo e delicato, grazie alla meravigliosa trilogia “Paradiso e Inferno”, in molti lo hanno definito fortemente ispirato e mi trovo d’accordo con questa descrizione. Ancora una volta ha saputo conquistarmi - combinando elementi del realismo magico, della narrativa e del romanzo storico - attraverso una storia dalle ambientazioni abbacinanti e dalle tenui espressioni che quasi vanno a cozzare con l’irruenza di certi episodi presentati. Lo sviluppo della trama – lo ammetto - non brilla di originalità, ma abbondano gli spunti di riflessione sul vero significato dell’esistenza, tanto che ho praticamente sottolineato quasi tutto il libro. I temi trattati sono molteplici: l’abbandono, l’elaborazione della perdita di una persona amata, l’emancipazione femminile in un mondo intriso di pregiudizi, le varie sfaccettature del sesso e altro ancora.Gli intrecci non mancano e questo ingarbugliamento tra un presente e un passato “ovattato” possono sì destabilizzare un lettore poco attento, conferendo alla storia un’accezione di incompletezza e frammentarietà, eppure ogni singolo personaggio riesce nell’intento di affascinare tanto per la sua fragilità quanto per la sua vividezza. Non riuscirete a restare indifferenti dinanzi agli eventi narrati che vi travolgeranno in pieno.Valutazione: 4 e mezzo su 5.
    more
  • Nathalie
    January 1, 1970
    Ásta, comment dit on « Merveilleux »en Islandais ? Intitulé Saga Ásta, ce récit dévoile la vie d’Asta, à qui sont destinées les lettres écrites par Ásta ? Et Sigvaldi, son père, tombant de son échelle, il revoit sa vie avec Helga défiler, cette chute aura t elle une fin ? Et cet écrivain, qui s’installe dans les fjords de l’Ouest, il fuit le monde en nous racontant la terre d’Islande, ces lieux étranges et magnifiques, ses poètes, ou espionne t il tout simplement ses voisins ? Ásta raconte des v Ásta, comment dit on « Merveilleux »en Islandais ? Intitulé Saga Ásta, ce récit dévoile la vie d’Asta, à qui sont destinées les lettres écrites par Ásta ? Et Sigvaldi, son père, tombant de son échelle, il revoit sa vie avec Helga défiler, cette chute aura t elle une fin ? Et cet écrivain, qui s’installe dans les fjords de l’Ouest, il fuit le monde en nous racontant la terre d’Islande, ces lieux étranges et magnifiques, ses poètes, ou espionne t il tout simplement ses voisins ? Ásta raconte des vies, recluses, anciennes et actuelles, combine les émotions fulgurantes, mélancoliques, écriture unique, c’est une découverte pour moi, il sera difficile de l’oublier ce texte, tant il est vrai et beau
    more
  • Sidsel
    January 1, 1970
    "Men uden fejl, naturligvis intet liv", s37Stefánsson skriver som et stormvejr, og den her bog er mere vild, mere om sig, op og ned, hen, rundt, frem og tilbage i tiden end nogle af hans andre. Jeg var vild med den! Jeg var vild med forfatteren på klippen, med Sigvaldi på fortorvet, med Astas breve! Historien om en pige er aldrig bare en historie om hende, men om hele hendes familie, hendes mor, far, bedsteforældre, byen. Den her bog nærmest trækker vejret, så levende er den, så fuld af uvejr, s "Men uden fejl, naturligvis intet liv", s37Stefánsson skriver som et stormvejr, og den her bog er mere vild, mere om sig, op og ned, hen, rundt, frem og tilbage i tiden end nogle af hans andre. Jeg var vild med den! Jeg var vild med forfatteren på klippen, med Sigvaldi på fortorvet, med Astas breve! Historien om en pige er aldrig bare en historie om hende, men om hele hendes familie, hendes mor, far, bedsteforældre, byen. Den her bog nærmest trækker vejret, så levende er den, så fuld af uvejr, så tung og fuld af skæbner - "var jeg da nødt til at dø for at vise dig at du ikke kan leve uden mig?". Jeg kommer til at græde over Josefs brev fra Barcelona i årevis.Og sproget er legende, det springer og hopper som pop rocks, vender på en tallerken og bliver tungt og ubærligt om en ambolt om hjertet i løbet af en enkelt sætning.
    more
  • NADIOUCHKA
    January 1, 1970
    Après avoir lu la trilogie de Jón Kalman Stefánsson : « Entre ciel et terre » - « La tristesse des anges » - « Le coeur de l'homme », des ouvrages chaque fois envoûtants, cette fois j'ai choisi "Ásta " (« Où se réfugier quand aucun chemin ne mène hors du monde ? ») pour lequel j'avais entendu de nombreux éloges. Un roman sur l'Islande, terre de feu et de glace, si magnifique pour qui a pu y aller.Je voudrais signaler, tout de suite, pour ne pas l'oublier car ce serait vraiment dommage et navrant Après avoir lu la trilogie de Jón Kalman Stefánsson : « Entre ciel et terre » - « La tristesse des anges » - « Le coeur de l'homme », des ouvrages chaque fois envoûtants, cette fois j'ai choisi "Ásta " (« Où se réfugier quand aucun chemin ne mène hors du monde ? ») pour lequel j'avais entendu de nombreux éloges. Un roman sur l'Islande, terre de feu et de glace, si magnifique pour qui a pu y aller.Je voudrais signaler, tout de suite, pour ne pas l'oublier car ce serait vraiment dommage et navrant, l'excellent (framúrskarandi) travail de traduction d‘Eric Boury qui a traduit de grands écrivains islandais.Avec « Ásta », j'ai mis un tout petit peu plus de temps que d'habitude pour intégrer la construction (ô quelques pages seulement), mais une fois concentrée j'ai pu constater que c'était bien original et qu'il fallait se plonger dans l'histoire, c'est tout.Mais « Commençons pas le commencement : nous sommes dans Vesturbaer, le quartier Ouest de Reykjavik, au début des années cinquante du siècle dernier. Je vous expose l'origine du prénom d'Ásta Puis je ne maîtrise plus rien. » (p.13) Un prénom auquel, si on enlève une lettre, signifie : « amour » 😍 en islandais.« D'ici peu, je vous expliquerai pourquoi ses parents l'ont appelée Ásta. En fait, ils l'ont « choisi avant sa naissance, persuadés qu'ils auraient une fille, ils l'ont trouvé dans Gens indépendants, un livre de Halldór Laxnes, paru en 1934-1935. » (p.13)Pourquoi ils sont choisi ce prénom (…), car nous naissons tous anonymes, et immédiatement, ou très peu de temps après, on nous attribue un nom qui rend à la mort sa besogne plus complexe. Donnez-moi un nom et la Faucheuse me trouvera moins facilement. Mais comment raconter l'histoire d'une personne sans présenter l'univers qui la voit naître, sans évoquer cette atmosphère, cet air du temps qui retient le ciel – et surtout, en a-t-on le droit ? » (p.9)A présent, quelques indications :Ásta est la fille de Sigvaldi et Helga, mais un jour, Sigvaldi tombe d'une échelle et c'est le drame. Couché sur le sol, une femme le regarde, le réconforte (mais est-ce vrai ?), tandis que lui, agonisant, lui raconte une foule de souvenirs en lui demandant : « Pourriez-vous me réveiller quand je serai tout à fait mort ? » (p.312)Dans le récit, des lettres d'Ásta constituent des chapitres. Ce sont les destins mêlés d'Ásta, de Sigvaldi, Helga et d'autres personnages qui donnent un roman où sont évoqués, la vie ordinaire, l'amour et surtout la passion (avec une grande sensualité pour ne pas dire torride) - on passe d'une époque à l'autre – le style est poétique. Les chapitres commencent par une simple phrase, toute seule, mais le texte continue deux pages plus loin. C'est particulier, original et il faut se laisser guider.A mentionner également qu'il y a beaucoup de musique ♫♫ : on entend Ella Fitzgerald, Billie Holliday, Elvis Presley, Nina Simone, Miles Davis et bien d'autres...♫♫On voit qu'Ásta avait été recueillie par une nourrice, dans une ferme où elle participe (avec un autre enfant recueilli, Joséf) au travail certes, mais où elle rencontre de l'affection et la beauté de la nature autour d'elle : « Où en étais-je … Ah oui. Je me rappelle avoir attendu un certain temps avant que ma nourrice me confirme que les aurores boréales étaient bien les rêves du bon Dieu. » (p.207)Avec ce roman où alternent les personnages, les époques, le questionnement sur le sens de la vie, les indices au cours de la lecture, cette histoire est bien touchante quand on voit combien Ásta a souffert de l‘amour. On la suit tout au long du récit en assistant aussi à la lente agonie de Sigvaldi.C'est un roman très prenant par son lyrisme, ses énigmes, sa poésie. Il suffit de se laisser entraîner. Un roman consacré à la passion, au temps qui efface tout et cela est irrémédiable. Ce à quoi Stefánsson semble répondre : « L'amour seul défie cet immuable effacement. » Un roman consacré aussi à la notion de famille.Il me reste à rajouter quelques lignes :* En fin de critique, j'ai relevé : « Comment survivent ceux qui jamais ne peuvent parler de leur amour ? Et comment s'y prend-on pour consoler les morts ?Je suis entré dans le phare. Chargé de livres, de musique et de souvenirs, j'entre dans la lumière qui fend la nuit. »* J'ai aussi lu que l'on qualifiait ce roman ainsi : « Le tourbillon de la vie. » Cinq mots pour résumer ce roman, une prouesse que je n'ai pas réussi à faire. Mais un tourbillon qui m'a emportée et une fois celui-ci calmé, je me suis retrouvée dans mon entourage habituel, bien heureuse d'avoir vécu cette histoire que certains peuvent trouver « déboussolante », mais n'est-ce pas le propre d'un bon roman ?* Enfin, la couverture : mention spéciale pour sa simplicité mais qui est bien significative : une échelle qui s'élève d'un rocher glacé (un bout de la terre d'Islande) vers un trou noir dans le ciel. » (la fin de la vie , le chemin que prennent les âmes ?).Mais j'ai vu aussi un bel éloge de Telerama : « L'amour, passionnel ou familial, et la brièveté de l'existence sont au coeur d'une saga envoûtante, contée admirablement par l'écrivain islandais. »Ma conclusion est : « Merci « : « þakka þér fyrir“ et “bravo l‘auteur“ :“bravo höfundur“ et ainsi s‘arrête ma chronique puisqu'il faut bien finir...👍😉⭐️ ⭐️ ⭐️ ⭐️ ⭐️
    more
  • ☽ Sono sempre vissuta nel castello Chiara
    January 1, 1970
    link alla recensione : https://hosemprevissutonelcastello.wo...
  • Teo
    January 1, 1970
    Wonderful writing, really a revelation, immersive, at times disturbing, this story leaves a mark. Can’t wait to read more of Stefansson’s work.
  • Benedikte
    January 1, 1970
    "Er zijn mensen die de dag kunnen noemen, zelfs het uur, de minuut, het moment dat hun jeugd ophield en dat is zelden goed. Gelukkiger zijn degenen bij wie hun jeugd zo langzaam uit hen wegebt dat ie nooit echt verdwijnt, het kind in hen altijd leeft."Sigvaldi ligt op de stoep: hij verdient de kost tijdens de zomer als schilder en is net van een ladder gevallen. Terwijl hij daar ligt, speelt de film van zijn leven zich voor zijn ogen af. Hij neemt de lezer mee terug in de tijd, naar het huwelijk "Er zijn mensen die de dag kunnen noemen, zelfs het uur, de minuut, het moment dat hun jeugd ophield en dat is zelden goed. Gelukkiger zijn degenen bij wie hun jeugd zo langzaam uit hen wegebt dat ie nooit echt verdwijnt, het kind in hen altijd leeft."Sigvaldi ligt op de stoep: hij verdient de kost tijdens de zomer als schilder en is net van een ladder gevallen. Terwijl hij daar ligt, speelt de film van zijn leven zich voor zijn ogen af. Hij neemt de lezer mee terug in de tijd, naar het huwelijk met zijn eerste vrouw Helga en daaropvolgende gebeurtenissen. Hun tweede dochter Ásta - IJslands voor de liefde - zal de koers van hun leven indringend bepalen. Op haar beurt zal ook Ásta de onrust van haar moeder in zich dragen en allesbehalve evident of rustig kabbelend levenspad kiezen.Toegegeven: als je net je tweede Harstad (de Noorse auteur) hebt gelezen en enigszins teleurgesteld over 's mans jongste roman achterblijft, is het kniezen wanneer Stavanger, de stad in Noorwegen, weer eens als decor opduikt. Maar dat vervelende gevoel veegt Jón Kalman Stefánsson pijlsnel van de baan. Voor zover hij een verhaal construeert dat zich alweer in het desolate en vaak onherbergzame noorden afspeelt, voegt hij aan het geheel een immense ziel en een bijzonder bedwelmend effect toe.In zekere zin zou je kunnen zeggen dat 'Het verhaal van Ásta' niet over gek veel dingen gaat: de vader Sigvaldi vormt het uitgangspunt van het verhaal, en vanuit zijn hachelijke positie na de val blikt hij terug op een aantal decennia vol aangrijpend familielief en -leed. Ásta, zijn tweede dochter, heeft er mee voor gezorgd dat Sigvaldi's huwelijk op de klippen liep. Net zoals haar moeder wordt ze gekenmerkt door een zekere impulsiviteit, wispelturigheid en hypersensitiviteit. Terwijl Sigvaldi daaraan denkt, neemt de auteur tal van vertelstandpunten in: dat van Ásta, van haar vader, van een oude vrouw die op straat passeert, zelfs van de broer van Sigvaldi. Ze zijn allemaal passanten in dit relaas maar ze hebben een niet te onderschatten aandeel in het verloop van de gebeurtenissen.De bijzonder bedwelmende kracht van dit boek zit 'm in de manier waarop Stefánsson je letterlijk heen en weer slingert, door tussentitels en citaten uit het verhaal te plukken en uit te vergroten. Door in te zoomen op bijzonder diepe en rake emoties, krijgt 'Het verhaal van Ásta' iets introspectiefs en filosofisch. Wat Ásta binnen haar eigen kleine universum - en af en toe ook buiten IJsland beleeft - is tegelijk heel persoonlijk en universeel. De auteur is nooit belerend maar raakt gedurig gevoelige snaren: net dat staat haaks op ruwheid en kilte waarmee 'wij, de wereld' een plek als IJsland vaak associëren. Het maakt ook dat je in dit verhaal duikt, enigszins bedwelmd raakt en moeiteloos tot het eind blijft doorlezen.Wie intussen ietwat meewarig door deze recensie snuffelt en vreest dat deze roman te etherisch of zweverig is: geen zorgen. Naast de gevoeligheid, introspectie en filosofische beschouwingen blaakt 'Het verhaal van Asta' ook van harde confrontaties, bijwijlen grappige momenten en een stevige portie seks te gepasten tijde. Neem al die elementen en de straffe pen van Stefánnsson samen, en je weet dat je een straf product in handen hebt. Graag gelezen, deze IJslandse knuffel!
    more
  • SirJo
    January 1, 1970
    Potrei dire che non ci ho capito nulla, ma che è stato bellissimo.Perdersi nelle pagine di questo romanzo è inebriante, pagine di pura poesia.La storia di Asta raccontata dal padre morente ripercorre, molto confusamente, le vicende della figlia. L'autore lo fa con continui salti temporali dove si fatica a capire chi è che sta raccontando e chi è il protagonista delle vicende. Nonostante questa fatica però rimani affascinato dallo svolgersi del racconto. Perché qui l'importante non è la cronologi Potrei dire che non ci ho capito nulla, ma che è stato bellissimo.Perdersi nelle pagine di questo romanzo è inebriante, pagine di pura poesia.La storia di Asta raccontata dal padre morente ripercorre, molto confusamente, le vicende della figlia. L'autore lo fa con continui salti temporali dove si fatica a capire chi è che sta raccontando e chi è il protagonista delle vicende. Nonostante questa fatica però rimani affascinato dallo svolgersi del racconto. Perché qui l'importante non è la cronologia della storia o l'immediata comprensione, ma è lo scorrere delle parole in un flusso poetico che ti rapisce. Ci ho messo il doppio del tempo a leggerlo perché ogni periodo volevo rileggerlo per fissare dentro la mente le emozioni che la lettura suscitava in me.Una storia fatta di desiderio di libertà, di desiderio di avventura, di sete di vivere.In parecchi passaggi il racconto diventa doloroso, fa male. La sete di vita di Asta provoca dolore e morte in chi l'ha amata."Hai dentro un tale fervore che ho paura. È talmente violento che ho paura di amarti. Ho paura di perdere il controllo della mia vita. Il nostro amore mi terrorizza"E chi l'ha amata muore."Allora dovevo morire per dimostrarti che non sai vivere senza di me?"Asta è stata ferita dalla vita, il suo desiderio di vita e di libertà l'ha ereditato dalla madre; però questa madre inseguendo continuamente questa bramosia di vita ha provocato danni nella figlia, danni perenni che hanno reso Asta incapace di affrontare la vita e l'amore, e lei scappa continuamente. Perché seguendo il desiderio anche Asta ha trascurato le responsabilità."Ma devi anche sapere che l’amore a volte è cieco e crudele, e per questo motivo un’unica strada porta sia alla felicità che alla disperazione.Chi attenua i danni nella vita di Asta, o almeno ci prova, è il padre, che dopo i dolori e i patimenti subiti dalla madre di Asta sviluppa una saggezza che gli fa vedere il mondo con occhi sapienti."Chi è stato deluso può dirsi stupito se non indurisce il cuore nei confronti del mondo"Un romanzo pieno di vita, di sesso, di eccessi, di poesia e di bramosia di vita; che nel lettore lascia incanto e crea desiderio. E nonostante tutta questa vitalità e incanto anche molta saggezza."Ma ci sono poche cose giuste in questo mondo. Anzi, le verità del cuore non sempre si accordano a quelle del mondo. Per questo la vita è incomprensibile. È dolore. È tragedia. È la forza che ci fa risplendere."Colpisce più di tutti la bellissima poesia, inserita nel romanzo al momento giusto per farsi ricordare e per rapire il lettore."Dormi a lungo, dormi bene,di destarsi ancor non è il momento.Anche tu imparerai dal patimento, mentre il dì smorza l’ultimo bagliore,che siam fatti d’amore, lutti, lacrime e dolore"Grandissimo autore questo islandese
    more
  • K's Bognoter
    January 1, 1970
    Historien om Asta er en på mange måder sørgmodig fortælling om ikke helt at passe ind i livet, om at møde store sorger og skuffelser. Men det er samtidig en fortælling fuld af livskraft, der også rummer store glæder, ja, ligefrem lykke. Og så er historien fuld af humor og poesi. Og frem for alt forrygende velskrevet, her i Kim Lembeks vanligt veloplagte oversættelse til dansk.Læs hele anmeldelsen på K’s bognoter:http://bognoter.dk/2018/08/11/jon-kal...
    more
  • Goedele Billen
    January 1, 1970
    Een poëtische roman, met een bijzonder, wisselend perspectief. De vorm en de stijl zijn heel sterk deel van het verhaal en de sfeer. Een boek dat ik nog een keer moet lezen, met meer coherentie, tijd en genieten, want dat verdient het.
  • Yvonne
    January 1, 1970
    Un peu déroutant au début... il faut le temps pour s'habituer aux méandres de la narration et au style de la traduction. Mais à la fin, le personnage principal laisse une impression très forte qui ne me lâche pas facilement...
  • Noraly
    January 1, 1970
    Weggelegd - niet mijn stijl.
  • Marta Folgarait
    January 1, 1970
    Storia di una vita piena di passione, dolore, malinconia e poesia che ti lascia uno scombussolamento interiore non indifferente...
  • Good Books Good Friends
    January 1, 1970
    Plutôt un 3,5. J'ai été plus séduite par la forme que par le fond et j'ai eu du mal à m'attacher aux personnages.
  • Thorunn
    January 1, 1970
    Besta bók Jóns og er þá mikið sagt. Hreint konfekt aflestrar og þar að auki spennandi. Frábærir karakterar. Og margar sögur, sem spinnast saman og sundur. Hafði gaman af sögunni um rithöfundinn svona inn á milli. Vestfjarðahlutinn fannst mér skemmtilegastur, sá alveg fyrir mér Lokinhamradal og vitann á Svalvogum.
    more
  • Sigríður
    January 1, 1970
    Einstök og listilega skrifuð saga af lífi Ástu. Enn og aftur nær Jón Kalman að heilla mig með skrifum sínum, snillingur í setninga smíði eða “konfektgerð”. 😊
  • Kristín
    January 1, 1970
    Ef þetta verk verður ekki til þess að Jón Kalmann fær Nóbels verðlaunin, þá veit ég ekki hvað! Saga Ástu er ein sú besta bók sem ég hef lesið um ævina. Tær snilld. Hún er einhvernvegin bæði hæg og hrá en líka svo ótrúlega ljóðræn. Bók sem virkilega spáir í eðli mansins og hvað felst í því að vera mannlegur.
    more
  • Kristinn Logi
    January 1, 1970
    Stórkostlegur rithöfundur. Höfðar mikið til mín. Þessi bók flæðir bara áfram með flottum sögum og sterkum einstaklingum, eða sterkri einstaklingssköpun. Geri ráð fyrir framhaldi og þá muna að lesa þessa fyrst aftur. Langar mest til að lesa strax aftur.
    more
Write a review