Cromorama
Perché le matite gialle vendono di più delle altre? Perché Flaubert veste di blu Emma Bovary? Perché nei dipinti di Mondrian il verde non c'è mai? E perché invece Hitchcock lo usa in abbondanza? Intrecciando storie su storie, e con l'aiuto di 400 illustrazioni, Falcinelli narra come si è formato lo sguardo moderno, attingendo all'intero universo delle immagini: non solo la pittura, ma anche la letteratura, il cinema, i fumetti e soprattutto gli oggetti quotidiani, che per la prima volta ci fa vedere in maniera nuova e inconsueta. Tutte le società hanno costruito sistemi simbolici in cui il colore aveva un ruolo centrale: pensiamo al nero del lutto, al rosso del comunismo o all'azzurro del manto della Madonna. Ciò che di straordinario è accaduto nel mondo moderno è che la tecnologia e il mercato hanno cambiato il modo in cui guardiamo le cose, abituandoci a nuove percezioni. Visto su uno smartphone, un affresco risulta luminoso come una foto digitale. Le tinte cariche e brillanti dello schermo sono ormai il parametro con cui valutiamo la purezza di ogni fenomeno cromatico. Chi ha conosciuto il colore della televisione, insomma, non può più vedere il mondo con gli occhi del passato. Magari non ne siamo consapevoli, ma abbiamo in mente il giallo dei Simpson anche di fronte a un quadro del Rinascimento. Cromorama ci racconta come oggi il colore sia diventato un filtro con cui pensiamo la realtà.

Cromorama Details

TitleCromorama
Author
LanguageItalian
ReleaseSep 26th, 2017
PublisherEinaudi
ISBN-139788806235932
Rating
GenreNonfiction, Design, Art, Writing, Essays, Science

Cromorama Review

  • Asclepiade
    January 1, 1970
    La pratica del miscere utile dulci sarà pure vecchia come il cucco, ma funziona; e di solito, purché solidi nel contenuto e garbati nell’esporlo, producono miglior frutto i saggi capaci d’insegnare cose nuove con accenti lievi, privi di pedanteria e affettazione, magari anche qua e là scanzonati, ut pueris olim dant crustula blandi/ doctores, elementa velint ut discere prima; ché mica c’erano soltanto ferule e plagosi Orbilii nell’antica Roma, da cui quei crustula d’altronde, almeno come nome, s La pratica del miscere utile dulci sarà pure vecchia come il cucco, ma funziona; e di solito, purché solidi nel contenuto e garbati nell’esporlo, producono miglior frutto i saggi capaci d’insegnare cose nuove con accenti lievi, privi di pedanteria e affettazione, magari anche qua e là scanzonati, ut pueris olim dant crustula blandi/ doctores, elementa velint ut discere prima; ché mica c’erano soltanto ferule e plagosi Orbilii nell’antica Roma, da cui quei crustula d’altronde, almeno come nome, sono discesi anche in diversi nostri dialetti dal settentrione al meridione d’Italia per indicare carnevalesche sfoglie di pasta fritte, delle quali una volta l’anno, come Calandrino coi maccheroni, mi piace tormene una satolla. Oggi si preferiscono le lettere dell’alfabeto in forma di pastina da brodo, quali me ne regalò gentilmente in versione “integrale/bio”, qualche tempo fa, un prezioso amico appassionato di corretta alimentazione; ma forse i bimbi preferirebbero i crustula di Orazio, soprattutto se i caratteruzzi in brodo sono affogati nella minestrina di dado: io, perlomeno, da piccolo ne detestavo l’odore, che trovo spiacevole tuttora, laddove adoro la minestra fatta col brodo vero. Riccardo Falcinelli fa come i maestri ricordati da Orazio nelle prima satira: espone risultati d’indagini nel campo neuroscientifico, di ottica, di sociologia, di storia, di arti figurative, di psicologia della percezione, ma mescendoli con disinvoltura e grazia, ed esponendoli senza vera sistematicità, eppure in modo efficace, perché, largite in brevi capitoli e con agili pennellate, le nozioni che riporta non solo s’imprimono meglio nella mente, ma passo passo si armonizzano anche in un mosaico dall’aura complessa e seducente. Siamo lontani quindi da opere classiche come quelle di Rudolf Arnheim o di Gaetano Kanisza: in effetti il saggio di Falcinelli è di tipo più divulgativo, ma nonostante ciò si mantiene costantemente su d’un livello elevato, perché rifiuta le scorciatoie tipiche dei cattivi divulgatori: la volontà di piacere a tutti i costi e il banalizzare i risultati dell’indagine scientifica. Certo, gli esperti, come sempre avviene, troveranno discutibile questo o quel dettaglio; un paio di punti discutibili, d’altro canto, li ho trovati anch’io, e sono assai vicini fra loro: a p.379 (infortunio probabilmente cagionato dalla fretta) troviamo scritto che “solo nel 1872 (…) saranno ritrovati da Heinrich Schliemann i resti del palazzo di Micene, che proveranno l’esistenza di Troia”, laddove in realtà gli scavi di Micene sono posteriori, e nel 1872 Schliemann trovò proprio la città di Troia (né si capisce d’altronde in che modo il rinvenimento delle ciclopiche mura di Micene in Argolide potrebbero direttamente provare l’esistenza di Troia, che sorgeva in Asia Minore); e a p.388 il Nostro dice che “Molti termini per indicare il rosso (red, rouge, rot) vengono dal sanscrito rudhira, che significa «sangue»…”: il termine sanscrito in verità non mi risulta che indichi propriamente il sangue, ma appunto il colore rosso (attendo tuttavia eventuali correzioni da parte di cortesi glottologi o sanscritisti che per avventura dovessero capitare su questa pagina), ed è quindi parallelo al latino ruber, al greco ἐρυθρός, all’antico bulgaro рудь, al lituano raúdas, e ai termini germanici citati da Falcinelli: tutte lingue derivate non dal sanscrito, ma dal comune antenato indoeuropeo. A parte simili difettucci occasionali, però, il saggio è davvero pieno d’informazioni. Anzitutto insegna, sotto diversi punti di vista, che al colore ci dobbiamo rapportare in modo storico. Noi crediamo, ad esempio, che i colori come li conosciamo e denominiamo adesso costituiscano una costante: nulla di più errato; e per rendersene conto basta guardare agli aggettivi usati dagli autori classici, e ancor più da Omero, per indicare la tinta di oggetti o elementi naturali; ma, più in generale, quei colori spiccati, saturi e densi cui siamo avvezzi fin da piccoli grazie ai pennarelli e alle tempere che ci abituano ad usare a scuola, erano affatto sconosciuti agli uomini di qualche generazione fa: le tinte che vediamo intorno a noi sono sempre impure, sovente sfumate o traslucide, aeree, od opache, gessose, oppure vaporose, quasi soffuse di cipria, ma anche dotate d’una profondità, d’una consistenza, d’una morbidezza cedevole, d’un raggrumarsi petroso, d’un lucore ialino o d’un trasmutarsi diafano, d’uno sfumar l’una nell’altra o nell’accostarsi in marezzature o in venature diramate capricciosamente o in giuochi geometrici rigorosi che le rendono di volta in volta cangianti o fuggevoli, e le mostrano spesso come affatto peculiari d’una sostanza o d’una creatura. Ecco perché la nostra lingua brulica di tanti nomi a indicare colori; ma, sempre che non si vogliano adoperare a mo’ di traslato, gran parte di questi aggettivi, soprattutto quelli antichi, si addicono soltanto a pochi oggetti; ne cito qualcuno che non si trova nel libro: biadetto sarà il cielo vagamente velato da una caligine lontana, e biadetti saranno quindi certi lini d’un ceruleo spento; ghezzo è il violaceo profondo di certe uve, pruinoso in superficie ma quasi vitreo in profondità; persi, per il Petrarca, erano i panni d’un nero soffuso di rosso, che ai suoi tempi dipendeva certamente dal colorante usato: e il colorante per panni non poteva servire in genere a tingere altri materiali: a noi sfugge quindi la pregnanza del traslato che impiega Dante nel canto V dell’Inferno parlando di aere perso, un’inquietante atmosfera infernale di tenebra opaca da drappo che indistintamente balugina d’un rosseggiare maligno. Ma i colori vanno considerati storicamente anche per le condizioni nelle quali si vedono: se le opere d’arte di Giotto, Tiziano o Caravaggio sono le stesse, la luce artificiale sotto cui le ammiriamo, tanto più se strappate dalle loro sedi e appese alle pareti d’un museo, e le riproduzioni a stampa o sullo sfondo illuminato d’uno schermo, ne lasciano cogliere o intendere i colori in modo assai diverso da come li vedevano i nostri avi, alla luce delle candele o del sole; l’autore anzi ricorda nello specifico l’effetto diverso che possono fare i fondi d’oro delle icone in una sala da esposizione e in una chiesa, dietro il baluginio tremolante dei ceri. Inoltre le condizioni sociali e culturali condizionano l’apprezzamento dei colori sotto un ulteriore profilo: alcuni di essi, come la porpora o il lapislazzuli, erano assai preziosi, e la gente lo sapeva; noi possiamo magari trovare bellissimo un mantello della Madonna dipinto d’un cilestro profondo d’oltremare, ma l’uomo del Medioevo e del Rinascimento vi ammirava per giunta il pregio della sostanza. Oggi che tonalità eguali o affini, precise nel tono, sono prodotte in serie a prezzi abbordabili dall’industria specializzata, questo modo di sentire il colore è venuto meno; come ricorda l’autore, soltanto nella cucina esiste ancora quella corrispondenza tra materia e sensazione che invece nei secoli passati era propria anche della vista. Tali considerazioni di carattere storicistico peraltro sono ben lungi dall’esaurire i temi dell’opera: ma elencarne di più risulterebbe inutilmente noioso: meglio leggere il libro di Falcinelli che ciò che ne scrivo io. Desidero almeno aggiungere tuttavia una lode anche all’apparato iconografico, il quale, oltre che abbondantissimo, è anche variegato, estroso e pieno di scoperte non meno del testo scritto.
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  • Roberto
    January 1, 1970
    Il colore nascosto delle coseOggigiorno siamo tanto abituati ad assegnare un significato ad ogni colore che nemmeno ci accorgiamo delle ragioni che ci hanno indotto a tale codificazione.Il nero ci ricorda il lutto (anche se il suo significato sta pian piano cambiando), il rosso la passione o il fuoco, l'azzurro il colore del cielo, il giallo il colore dei fiori o la luce intermedia del semaforo, il verde la vegetazione, il bianco la purezza e così via. Quello che non sappiamo o non immaginiamo è Il colore nascosto delle coseOggigiorno siamo tanto abituati ad assegnare un significato ad ogni colore che nemmeno ci accorgiamo delle ragioni che ci hanno indotto a tale codificazione.Il nero ci ricorda il lutto (anche se il suo significato sta pian piano cambiando), il rosso la passione o il fuoco, l'azzurro il colore del cielo, il giallo il colore dei fiori o la luce intermedia del semaforo, il verde la vegetazione, il bianco la purezza e così via. Quello che non sappiamo o non immaginiamo è che dietro a ciascuna associazione c'è una storia, o un significato o una giustificazione, diretta o indiretta, recente o remota.Ciascun colore, che la tecnologia oggi ci consente di avere omogeneo e disponibile allo stesso modo rispetto agli altri, ha in realtà un trascorso diverso sia in termini di esistenza, che di realizzazione, che di costo e di significato. Può sedurci, nelle pubblicità, può informarci, nel traffico o sui luoghi di lavoro o sui prodotti alimentari; può contribuire a informare, nella schedatura. Può valorizzarci, con la tinta dei vestiti, dei capelli o delle unghie. Oppure può descrivere e narrare, al cinema.Questo incredibile saggio, che mi ha decisamente entusiasmato, è un miscuglio di aneddoti, informazioni tecniche, storia, psicologia, cinema, arte, marketing in grado di interessare chiunque e che, nonostante la mole, si legge in un soffio. Molte le cose che colpiscono; dal giallo che, associato nel dodicesimo secolo alla figura di Giuda, ha assunto il significato di falsità (il giallo assomiglia all'oro e dunque in qualche modo è un falso). Il blu che, costando moltissimo a causa del prezzo dei lapislazzuli necessari per ottenerlo, è stato associato sempre a cose e concetti importanti e costosi (ad esempio il manto della Madonna, divenuto blu in un secondo tempo; inizialmente era nero per il lutto). Il verde, che nei quadri di Mondrian non c'è mai, non essendo un colore primario. O all'importanza del colore nel romanzo Madame Bovary, dove Emma si veste sempre di blu. O alla ragione per cui le donne more vorrebbero essere bionde. O all'importanza del colore nel cinema (Kieslowsky, Kubrick, Hitchcock, Ėjzenštejn).La tecnologia dei colori sintetici ci sta lentamente facendo cambiare percezione del colore. Un tempo l'azzurro era azzurro con sfumature, mentre oggi deve per noi essere rigorosamente uniforme (basta osservare l'arte moderna). Ma la tecnologia ha impatti anche sulla disponibilità di prodotti, prima impensabili, quali lo smalto per le unghie (una volta pochi colori, oggi una scelta incredibile, con varianti, combinazioni e sovrapposizioni).L'analisi dettagliata del film "La donna che visse due volte" di Hitchcock mi ha semplicemente entusiasmato. Uno di quei libri che compaiono raramente e che non possono essere mancati!
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  • piperitapitta
    January 1, 1970
    Colore su coloreNon lo leggerò come un romanzo e nemmeno come un libro che si legge, permette di acquisire nozioni più o meno importanti e poi si ripone in libreria.Per me questo è un prontuario medico-professionale, una bibbia del sapere del piccolo e grande art director/graphic designer/copywriter/account (sì, vi farebbe bene leggerlo, tanto), che consulterò a necessità, così come ho fatto qualche tempo fa leggendo il solo capitolo sui cromatismi usati in alimentazione: mi occorreva capire se Colore su coloreNon lo leggerò come un romanzo e nemmeno come un libro che si legge, permette di acquisire nozioni più o meno importanti e poi si ripone in libreria.Per me questo è un prontuario medico-professionale, una bibbia del sapere del piccolo e grande art director/graphic designer/copywriter/account (sì, vi farebbe bene leggerlo, tanto), che consulterò a necessità, così come ho fatto qualche tempo fa leggendo il solo capitolo sui cromatismi usati in alimentazione: mi occorreva capire se in ambito nutrizionale (ma non alimentare) il colore marrone potesse essere associato a qualcosa di sano o se avesse un impatto negativo, funereo; ho imparato, invece, che le carote non erano arancioni (e ci aveva già provato mio nipote Giulio, allora quattrenne e appassionato di frutta e ortaggi che mi parlava insistentemente delle Dakota viola e bianche, che arraffavo al mercato di Piazza Vittorio e da NaturaSì, ma io non l'avevo mica capito!), ma che lo sono diventate in onore degli Orange di Olanda, e che la maionese più è bianca e più è magra (nella percezione), che le uova dal guscio bianco piacciono tanto negli USA, così come il burro che per distinguersi dalla margarina ha sempre uno stesso punto di giallo che ne scongiura la rancidità, ma non la leggerezza.Riccardo Falcinelli, graphic designer e autore di altri libri, è autore del progetto grafico di Einaudi Stile Libero, nonché è stato il commosso e commovente autore di un intervento alla Nuvola, nell'ambito della Fiera della piccola e media editoria Più Libri Più Liberi, in ricordo di Severino Cesari (della stessa collana Einaudi fondatore insieme a Paolo Repetti).Detto questo, mi segue dal lavoro a casa, da casa al lavoro, in perenne affiancamento.
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  • Pietro
    January 1, 1970
    L'unica recensione su Cromorama che vi occorre leggere la trovate QUI ed è di Asclepiade.
  • Tittirossa
    January 1, 1970
    Una meraviglia per gli occhi e per la mente, questo poderoso libro di storia (non solo dell'arte!), di sociologia, di teoria e prassi scientifiche. Una fantastico compendio di nozioni e aneddotica, strumenti per comprendere e per approfondire, curiosità e tantissimo altro. Se dovessi salvare solo uno dei libri del 2018, al momento sarebbe questo.Il colore è il modo in cui vediamo e rappresentiamo il mondo (che sono due cose diversissime), oggi basta un gesto per farlo sparire (spegnere la luce), Una meraviglia per gli occhi e per la mente, questo poderoso libro di storia (non solo dell'arte!), di sociologia, di teoria e prassi scientifiche. Una fantastico compendio di nozioni e aneddotica, strumenti per comprendere e per approfondire, curiosità e tantissimo altro. Se dovessi salvare solo uno dei libri del 2018, al momento sarebbe questo.Il colore è il modo in cui vediamo e rappresentiamo il mondo (che sono due cose diversissime), oggi basta un gesto per farlo sparire (spegnere la luce), ieri si doveva aspettare il tramonto e la notte* e il mistero della sparizione rappresentativa delle cose, che rimanevano come presenza fisicaDa quando ho letto Il malva di Perkins, ho iniziato ad approfondire la storia dei colori, e ci sono andata in fissa. Colorama è un'autentica meraviglia, un compendio di saperi che avrei voluto non finisse mai. Anche perché è strutturato per rispondere intelligentemente al desiderio di approfondimenti: il suo triplo sistema di rimandi incrociati interni/esterni al testo è perfettamente fruibile ed una autentica rarità nell'editoria italiana (penso a tomi di 1200 pagine con le note in fondo al libro!). Ho annotato il libro come un libro di testo, sottolineando frasi - "Colore = ontologia della materia", "Esperienza estetica tramite di quella estatica" – studiando e approfondendo, per approdare alla consapevolezza che il colore e sempre anche una ideologia politica. Non so se la dicotomia bianco/nero nasca anca (o si rafforzi soltanto) dal colore della pelle** ma ho perlomeno qualche strumento in più per comprendere passato e presente (due esempi che travalicano i generi: l'azzurro Bovary e il giallo Werther …. non potrò più guardare La Bella e la Bestia di disneyana memoria senza pensare al rimando letterario).Il mio colore preferito è il blu, e sono in grado di riconoscere più di una ventina di nuance diverse (azzurro, celeste, turchese, turchino, avio, carta da zucchero, blu elettrico, pavone imperiale, oltremare, acquamarina, tiffany, ceruleo, zaffiro, lapislazzuli, bluette, fonsé, inchiostro, nontiscordardime, pervinca, blu di prussia, ciano, denim e cobalto), e di ricordarmele anche! Anni fa ho scoperto che la mia incredibile memoria dei colori (una dote che avevo sempre paragonato per utilità alla capacità di riprodurre la Tour Eiffel con gli stuzzicadenti o il Colosseo con le mollette da bucato) aveva un nome e una professione, ormai perduta (tipo lo spazzacamino): la colorista in tipografia. Prima dei pantonari, delle mazzette colore, dei tintometri, c'era una persona addetta a miscelare per esperienza e manualistica le tinte, e l'occhio era fondamentale. L'equivalente del naso dei profumieri. Oggi mi serve solo ad acquistare la perfetta sfumatura di verde lime che si abbini agli altri 12 capi verdi che sono già nell'armadio (o blu, o qualche colore che è riuscito a intrufolarsi, o nero; sì, anche il nero deve essere correttamente abbinato al nero, un modo ottimo è guardarlo con le lenti polarizzate così si vedono le dominanti, certi neri/su/nero fanno orrore per lo stridore che emettono). Ho colori tabù, ad esempio il giallo (sta bene solo sulle margherite), il rosso e l'arancione (mi tirano fuori un incarnato verde polenta ammuffita), il marrone (solo per gli accessori), fino all'aborrito beige (arghhh nelle sue varianti cammello, greige, polvere; comunque un classicissimo gabardine tra l'avorio e il perla con un 2% di yellow ce l'ho). E confesso un penchant per l'oro che più invecchio più mi si impone, se poi è paillettato mi piace ancora di più (sarà il richiamo dell'iconografia bizantina, sarò lo splendore dei mosaici dorati) ma resisto! Peccato in un libro perfetto due errori tipografici che balzano vistosamente all'occhio: pag. 336 eccita(n)te, pag. 356 domina(n)te, *mi sarebbe piaciuto un capitolo dedicato al cielo, alba, aurora, tramonto, occaso, le infinite sfumare di bianco azzurro arancio rosa, è la terminologia per indicarle**sarebbe stato interessante un capitolo dedicato a questo: quanto il nostro latte-pesca-giallognolo-eburneo è diventato bianco, e quando il marrone-biscotto-viola-caffelatte è diventato nero, e i cinesi = gialli, o i nativi americani = rossi (per gli indiani è più difficile, sono veramente multicolor).
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  • Savasandir
    January 1, 1970
    Uno sfolgorante saggio sul colore e su come il nostro modo di percepire il colore si sia evoluto nel tempo, influenzato da mode, filosofie e scoperte scientifiche, ed influenzando però a sua volta la società.Il professor Falcinelli, con uno stile chiaro ed elegante, non solo non annoia mai, ma riesce nella difficile impresa di insegnare divertendo.Gli aneddoti sulla storia dei colori e sui loro significati si sprecano, ma non costituiscono il centro del libro, che consiste nella dimostrazione de Uno sfolgorante saggio sul colore e su come il nostro modo di percepire il colore si sia evoluto nel tempo, influenzato da mode, filosofie e scoperte scientifiche, ed influenzando però a sua volta la società.Il professor Falcinelli, con uno stile chiaro ed elegante, non solo non annoia mai, ma riesce nella difficile impresa di insegnare divertendo.Gli aneddoti sulla storia dei colori e sui loro significati si sprecano, ma non costituiscono il centro del libro, che consiste nella dimostrazione della tesi secondo cui, da quando la chimica ha reso democratico ogni colore, il nostro modo di percepire le varie tonalità è cambiato, non solo non riuscendo più ad attribuire un valore materiale alle tinte, come avveniva un tempo (specialmente quelle più rare e pregiate), ma non percependo più il loro significato simbolico; inoltre, verrà svelato come l'industria del marketing abbia fatto del colore la sua più potente arma di orientamento delle masse.Scopriremo così l'esistenza di un mondo multicolore e ricchissimo di significati, parallelo al nostro, ma quasi invisibile se si è privi degli strumenti indispensabili che questo saggio fornisce, ed ecco allora che ci accorgeremo che non è un caso se dal Rinascimento il manto della Vergine è blu, o se la Bestia de La Bella e la Bestia nella scena del ballo è vestita à la Werther; seguiremo l'evolversi nel corso dei secoli delle numerose teorie del colore e scopriremo l'esistenza di falsi miti, come l'assolutezza dei colori primari; capiremo come sia possibile che la maionese prodotta industrialmente da una determinata marca abbia sempre lo stesso colore indipendentemente dagli ingredienti usati; sapremo perché nell'Iliade non compare mai il colore blu e vedremo perché Hitchcock era uno che sui colori la sapeva lunga; leggeremo di tutto ciò e di molto, molto altro ancora.Insomma, una vera miniera di informazioni, narrate con maestria e custodite in un un libro bello da vedere e maneggiare, una guida, un vademecum irrinunciabile che non ci permette di vedere la realtà delle cose, ma ci fornisce tutti gli strumenti per discernere i "filtri" attraverso cui, inevitabilmente, l'umanità ha sempre guardato il creato (naturale o artificiale che sia).
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  • Debbi
    January 1, 1970
    4,5/5
  • Hella
    January 1, 1970
    Un libro molto interessante, in cui ogni colore racconta un pezzo di storia dell'arte e storia sociale, in cui il colore ha veramente influito su quello che siamo e come vediamo il mondo, in senso letterale e in senso storico e sociale.Una storia mondiale attraverso il colore.
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  • Annalisa
    January 1, 1970
    Penso che questo sia un libro che qualsiasi essere in grado di leggere dovrebbe leggere. Illuminante, ricco di spunti e riflessioni. Ottimo.
  • Luca Frasca
    January 1, 1970
    Lettura interessante, che aiuta a riflettere su quanto la nostra percezione e definizione dei colori sia convenzionale e storicamente determinata. Falcinelli mette bene in luce come il significato che attribuiamo a ciascun colore non nasca da elementi percettivi ma da eventi storici precisi, alle volte da fatti accidentali.La scrittura è scorrevole, quasi in forma narrativa. Il testo è corredato da parecchie illustrazioni esemplificative a supporto delle argomentazioni.La trattazione non è parti Lettura interessante, che aiuta a riflettere su quanto la nostra percezione e definizione dei colori sia convenzionale e storicamente determinata. Falcinelli mette bene in luce come il significato che attribuiamo a ciascun colore non nasca da elementi percettivi ma da eventi storici precisi, alle volte da fatti accidentali.La scrittura è scorrevole, quasi in forma narrativa. Il testo è corredato da parecchie illustrazioni esemplificative a supporto delle argomentazioni.La trattazione non è particolarmente approfondita, definendo il testo come un'ottima introduzione all'argomento.
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  • Andrea Samorini
    January 1, 1970
    Molto interessante, notevole...illuminante.Decisamente comoda l’impaginazione, oltre alle note presenti in pagina, visualizza riferimenti alle immagini e bibliografici direttamente a fianco della griglia del testo
  • Sharon
    January 1, 1970
    È una lettura molto bella e affascinante proprio perché fa vedere i colori in modo diverso. Fa scoprire il lato "nascosto" di ciò che osserviamo.
  • Antonino Pintacuda
    January 1, 1970
    Una storia del colore narrata come un romanzo. Con aneddoti che si intersecano al nostro vissuto. Un libro da regalare.
  • Stefano Mastella
    January 1, 1970
    Splendido. Estremamente interessante, ricco e documentato!
  • Azzurlini
    January 1, 1970
    mi è piaciuto da matti. mescola- come in una tavolozza!- nozioni di arte, storia, letteratura, cultura pop e scienza con un’abilità rara, intrattiene e non annoia, suscitando curiosità in ogni pagina. per essere un saggio anche piuttosto “serio” è godibilissimo, da consigliare a chiunque.
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  • Saretta
    January 1, 1970
    Recensione
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